Gluten Sensibility. Cos’è e come riconoscerla.

Ho conosciuto Simona Lauri perchè scrive degli articoli bellissimi.

E’ una tecnologa alimentare e si occupa principalmente di panificazione.

Questi i riferimenti per leggere chi è e per documentarsi sul suo prezioso lavoro.

SITO & BLOG di Simona Lauri.

In particolare in questa pagina ho trovato molte notizie interessanti. 

L’articolo che segue è pubblicato in una rivista online da lei fondata.

Questo il link all’articolo originale: www.quotidiemagazine.it

Gluten Sensibility. Cos’è e come riconoscerla.

La celiachia e l’alimentazione senza glutine riconoscono un’attenzione sempre maggiore presso la popolazione medica e dal 1990, per la diagnosi di celiachia, si utilizzano strumenti sempre più affidabili e meno invasivi.

Molta importanza è ormai data alla remissione dei sintomi che segue una dieta senza glutine.

Per quanto riguarda le indagini specifiche che possano confermare il sospetto di morbo celiaco, la presenza di valori alti di anticorpi anti-translgutaminasi e la presenza di specifiche varianti cromosomiche HLA (complesso maggiore d’istocompatibilità –Human leukocyte antigen) indirizzano in modo sempre più specifico verso la diagnosi. Nei casi dubbi, la biopsia che evidenzi un’atrofia dei villi, confermerà la patologia.

L’ESPGHAN, la società europea di gastroenterologia, epatologia e nutrizione pediatrica, sta indirizzando ora le sue ricerche verso la Gluten Sensitivity (GS – o sensibilità al glutine – o sensibilità al glutine non-celiaca) ossia una patologia diversa dal morbo celiaco che solo di recente ha ottenuto un protocollo d’intervento e una definizione clinica.

La GS (Gluten Sensibility) è ben diversa dalla “intolleranza al glutine” in cui sono riscontrabili anticorpi IgE tipici delle risposte allergeniche. Tipicamente si può parlare di GS se, sottoponendo il paziente a una dieta priva di glutine, segue la scomparsa dei sintomi.

Al contrario, rintroducendo nella dieta alimenti che ne contengono, c’è da aspettarsi la loro ricomparsa.

In ambito gastroenterologico, il numero elevato di persone affette da sindrome dell’intestino irritabile (SII) ha permesso una serie di considerazioni circa la possibile reazione al glutine in questi soggetti e le connessioni tra SII e GS sembrano alte.

A tale proposito lo studio GLUTOX condotto dall’ AIGO (Associazione Italiana Gastroenterologi ed endoscopisti Ospedalieri) riporta dati interessanti in questa direzione. Gli studiosi hanno preso un campione di persone affette da SII e da altri disturbi funzionali affini e l’hanno sottoposto a tre settimane di dieta senza tracce di glutine. Successivamente, a una parte è stato reintrodotto, mentre ad altri è stato somministrato un placebo.

Lo studio prevedeva un “doppio cieco”. Il risultato emerso è stato che circa un quarto dei pazienti mostrava una ricomparsa dei sintomi. Lo studio, con tutti i suoi limiti di campione e di durata, evidenzia che la regressione e ricomparsa dei sintomi avviene in un lasso breve di tempo.

 La SII è spesso indicata come un disordine poco chiaro, con gravi influenze di tipo psicologico, andamenti diversi da persona a persona, spesso impossibile da rinchiudere in un protocollo di trattamento e difficile da diagnosticare.

Si manifesta tipicamente in un adulto con disturbi dell’alvo in senso diarroico o stitico, meteorismo, dolore addominale e mal-digestione. A questi si sommano anche problemi spesso quotidiani che affliggono questi pazienti: mal di testa, problemi dell’umore, depressione, disordini dell’attenzione, sonnolenza, cali del rendimento energetico.

Queste manifestazioni a carico del sistema nervoso (periferico ed enterico) stanno spostando gli studi clinici verso la ricerca del meccanismo di azione degli anticorpi anti-neurone. La diagnosi di celiachia nei pazienti affetti da tale patologia è fatta attraverso indagini sierologiche e/o strumentali, che misurino attraverso i parametri prima elencati la risposta auto-immune dell’organismo, mentre la valutazione della GS, è potenzialmente più subdola.

Il paziente sensibile al glutine, pur mostrando un’ampia varietà di sintomi, risulta negativo alla conta degli anticorpi e non manifesta prove di reazione allergica. Spesso è solo possibile ritrovare anticorpi anti-gliadina o minime alterazioni della mucosa intestinale. La GS è quindi indipendente dalla celiachia e oggetto di studio anch’essa da parte di numerosi clinici, non ultimi i neuropsichiatri, poiché associata a disturbi neurologici di grave entità come neuropatie, problemi di coordinazione, disordini schizoidi e autismo.

Gli studi clinici in questa direzione portano ancora a risultati contrastanti. Nel caso dei disordini dello spettro autistico alcuni studiosi riferiscono un evidente miglioramento in seguito alla somministrazione di una dieta totalmente priva di glutine della durata di almeno un anno, altri invece si concentrano sulla componente auto-immune dell’autismo evidenziando caratteri sierologici tipici riscontrati nella GS.

Alla luce di queste premesse l’ ESPGHAN si è chiesta: e se fosse più semplice diagnosticare una GS attraverso la regressione dei sintomi dopo la somministrazione e l’adesione del soggetto a una dieta priva di glutine? È sensato sottoporre il paziente a indagini costose e spesso invasive?

Le risposte affermative hanno indirizzato le linee guida per il protocollo di diagnosi e trattamento. Si stima che la GS sia molto frequente tra la popolazione, ma di sicuro c’è da evidenziare una glutine-fobia sociale che assume talvolta note grottesche.

Da dietista osservo che spesso i pazienti sperano che l’eliminazione del glutine possa incidere miracolosamente sulla perdita di peso. Credo che la cattiva informazione possa aver contribuito a creare queste false speranze.Da abitudine e dove è possibile, preferisco orientare sempre i miei pazienti verso prodotti naturalmente privi di glutine, riducendo sensibilmente il consumo di prodotti confezionati a favore di quelli freschi.

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